… o di come abbiamo preso molto, forse troppo seriamente la frase “ma perché, mentre c’è il Covid e non si può viaggiare all’estero, non ne approfittate per vedere un po’ l’Italia?”.
Tra Febbraio e Marzo 2020 sono successe un po’ di cose. Il 26 Gennaio ci sono state le elezioni parlamentari in Perù. Il 13 Febbraio è uscito il nuovo film di “Sonic the Hedgehog”, pellicola che aveva già fatto parlare di sé per il discutibile design del riccio più veloce del mondo. Il 27 Marzo la Macedonia del Nord entra nella NATO come trentesimo membro ufficiale.

Poi, sì, c’è stata quella cosa che siamo stati in casa per un sacco di tempo, ci siamo sbizzarriti con dei colori assegnati alle regioni, avremmo ucciso per un panetto di lievito e per fare la spesa servivano due giorni lavorativi. Le penne lisce non le voleva nessuno.
Siamo finalmente liberi, più o meno, con l’arrivo delle temperature più calde. Qualche aereo inizia a viaggiare ma per concedersi una vacanza all’estero servono permessi, tamponi, quarantene, ultima busta paga, un agnello e due righe scritte dai genitori. Insomma, impossibile. Inizia a farsi largo una frase, mi viene ripetuta come un mantra da tante persone: ma perché, mentre c’è il Covid e non si può viaggiare all’estero, non ne approfittate per vedere un po’ l’Italia?
Sono rassegnato ad un’estate fatta di pomeriggi in piscine ( se apriranno ), magari qualche fiera di paese ( se le faranno ) oppure a crepare di caldo con qualche escursione ( se si potranno fare ). Poi un giorno, forse un martedì, come altri, mi arriva una telefonata dopo lavoro, mio cugino, mi dice qualcosa tipo: prendiamo la tua macchina cabrio e andiamo verso sud senza una meta precisa, senza prendere autostrade, senza prenotare nessun hotel, in pieno Agosto e per orientarci usiamo un vecchio stradario della Guida Michelin del 1998. Un’idea proprio orribile, assurda, senza senso.
Quindi accetto.
Venerdì sera, ho già lo zaino in auto, passo a prendere mio cugino e da Parma andiamo verso Sud, direzione Pontremoli, come primo giorno non vogliamo esagerare visto che partiamo a fine giornata. Questa prima parte poi è semplice, sono strade che abbiamo già percorso tante volte, non sarà sicuramente un problema e in men che non si dica saremo davanti ad un piatto di testaroli al pesto. Impossibile perdersi.
Ci siamo persi, lo abbiamo capito arrivati davanti al cartello della provincia di La Spezia. Sta facendo buio. Abbiamo solo alberi attorno. La promessa di non usare il navigatore sta per venire meno ma lo stradario della Michelin ci aiuta a trovare Varese Ligure, che diventa la prima tappa.
Il primo hotel dove andiamo capisce subito che siamo due pennuti da spennare, pazienza, accettiamo e cerchiamo qualcosa da mangiare ma ormai sono quasi le dieci. L’unico ristorante del paese, L’Osteria Du Chicchinettu, che ci fa sedere dice che purtroppo la cucina è in chiusura, riescono solo a farci un piccolo tagliere di formaggi, trofie al pesto e una bottiglia di Vermentino. Buon uomo, lei è il Re di tutti i Re.

A Pisa, città di cultura, buon cibo, piccole vie dove perdersi, secoli e secoli di arte. Noi vogliamo solo fare delle foto per prendere in giro le persone che si fanno fare foto dove sostengono la torre. Se le scatti inquadrando giusto è una cosa carina ( carina le prime sei o sette milioni di foto, poi anche basta dai ) ma se le scatti senza inquadrare la torre, senza il gioco di prospettiva, sembra di essere circondati da gente impazzita o di che si sente particolarmente nostalgica per un certo ventennio in particolare.

Il Parco dei Mostri è una di quelle cose che sembra essere uscita dallo studio Ghibli e ti chiedi come sia possibile averla così vicino a casa. Per noi in questa circostanza, anche un rifugio dal caldo sempre più aggressivo.

CIvita di Bagnoregio è una città che sta morendo, lentamente, come sciogliendosi sulla montagna dove si trova. Un po’ come noi due, visti i quarantadue gradi misurati e settantasette percepiti.
Teatro di uno spiacevole evento che tutt’ora mi porto dietro con un rancore non indifferente. Siamo ancora in mezzo a quella cosa che ci aveva fatto stare in casa tanto tempo e mettere le mascherine. Devono prendere la temperatura con un termometro che misura direttamente dalla pelle del braccio prima di farci accedere al ponte che porta al piccolo paese arroccato sul monte. Il signore incaricato di questa misurazione prende la temperatura a mio cugino, un ragazzo talmente abbronzato che, anni dopo, verrà scambiato per una persona del posto in Marocco e Tunisia. Io non sono così, sembro la sua versione a colori invertiti, so di essere uno che non si abbronza facilmente e di avere una carnagione molto chiara. Però…
Il gentile signore che sta prendendo la temperatura quel giorno si deve essere svegliato e aver scelto di far male a qualcuno perché quando è il mio turno mi prende il braccio e dice: “Dai, prendiamo la temperatura anche a Dracula quì…”

Campania, Vico Equense, un paese che non conoscevo ma che da primo impatto sembra stupendo, Questi marciapiedi che mostrano il mare in lontananza, la gente seduta ai tavolini dei bar a bersi il caffè, le pizzerie che iniziano a prepararsi per l’ora di pranzo. Sapete cosa invece non c’è a Vico Equense? Dei parcheggi.
Quando finalmente ne vediamo uno che segna addirittura trentaquattro posti liberi ci sentiamo come dei vincitori di una lotteria per la quale avevamo comprato tutti i biglietti. Scendendo però abbiamo una brutta sorpresa, tutti i posti sono occupati, ci dicono che dovremmo parcheggiarla praticamente sulla discesa da dove arrivano le macchine, lasciare loro le chiavi che eventualmente la sposterebbero se ci fosse bisogno. Ci dicono che se non ci va bene possiamo anche andare via.
Quindi andiamo via.

Una piccola ma doverosa parentesi è quella riguardante la pizza che prendiamo. Siamo nella zona migliore al mondo per prendere la pizza e riusciamo comunque, in qualche modo, a sbagliarla. Ordiniamo una “Caprese” che è sotto la sezione del menù delle pizze ma che in realtà è una sorta di piadina con sopra, appunto, una caprese con mozzarella e pomodoro fresco.
Oh, comunque buonissima come praticamente qualsiasi cosa mangiata in questa regione.

Copioni.
Scendendo ancora c’è la costiera amalfitana. Ad oggi, devo ammettere, una delle cose più belle che ho visto in vita mia. Allo stesso tempo, in assoluto, senza dubbio alcuno, il peggior posto dove guidare.

Ora inizia l’operazione di recupero, abbiamo un’amica in vacanza con i genitori a Capitello, la missione è passare una notte a Capitello, scroccare un posto letto ( e probabilmente una cena ) per poi ripartire il giorno dopo e risalire verso Nord passando dall’altra costa.
La missione sembra compiersi con successo, recuperiamo la nostra amica, scrocchiamo effettivamente una cena, tentiamo almeno di sdebitarci offrendo il gelato e più o meno va così:
“Abbiamo proprio voglia di un gelato dopo cena. Voi ragazzi volete un gelato?” Ci chiedono i genitori di lei.
“Certo! Però almeno questo lo offriamo noi, va bene?” Rispondiamo speranzosi.
“Non abbiamo più voglia del gelato In effetti siamo proprio pienissimi.” Non possiamo vincere.

Ripartiamo a fatica, con un passeggero in più e dopo aver toccato il punto più a Sud di tutto il viaggio, Maratea. Ora siamo diretti verso la regione che non nominerò perché non esiste.
“Ma Fra, non sei stanco di queste battute sul fatto che questa regione non esiste?”
“No. Andiamo avanti.”
Troviamo un hotel che da fuori sembra bellissimo, una costruzione anni ottanta ma tenuta ancora molto bene con alti alberi davanti quasi a volerlo nascondere. Da fuori. Perché parcheggiamo nel loro parcheggio sotterraneo non custodito dove i led lampeggiano, c’è una perdita d’acqua che gocciola dal soffitto in un angolo vicino ad una betoniera per dei lavori in corso che sono in corso da tanto tempo. L’ascensore, probabilmente per coerenza di design, ha dell’acqua che gocciola dal soffitto che forma una piccola pozzanghera per terra.
Quando finalmente ci sdraiamo a letto continuo a pensare alla macchina parcheggiata là sotto, è perfettamente accessibile dall’esterno e anche solo il parcheggio in sé dava l’idea di poter crollare da un momento all’altro. Mio cugino cerca di tranquillizzarmi.
“Eh sono un po’ preoccupato per la macchina.” Gli dico.
“Per la macchina? Ma va là! Non devi preoccuparti!” Mi risponde.
“Ma senti, continui a dirmi di non preoccuparmi, te ce la lasceresti la tua macchina in quel parcheggio?”
“Assolutamente no.”Alle due di notte sono sceso per vedere che fosse tutto a posto. Era tutto a posto ma la goccia che cadeva dal soffitto aveva formato un bel laghetto.
Siamo in zone che non mi sarei aspettato di vedere. Il Gran Sasso è una vista incredibile, sei al Sud ma sei in montagna e non avevo mai associato queste due cose. Sono un uomo semplice: al Nord la montagna, al Sud il mare.

Avevamo la capote aperta o chiusa? Aperta.
Castelluccio di Norcia. Non ha davvero senso. Non è più questione di essere in montagna a Nord o mare al Sud, siamo su un altro pianeta. O comunque in qualcosa che ricorda tantissimo l’America.

Io sono anche abbastanza sensibile al verde.
Eh, meno male.
Guarda! Un gattino!
*Onomatopea di un gattino che viene schiacciato*
Dobbiamo risalire. Ma dobbiamo passare per le zone di Norcia, dove mangiamo tutto quello che si può mangiare e prendiamo tutto il caldo che possiamo prendere. C’è poi questa cosa che del terremoto del 2016 che ha colpito queste zone ne abbiamo sentito parlare molto da casa. Da lontano. Da Parma. Anche se non è così tanto lontano. E credi che ormai sia un ricordo, una cosa successa, risolta e ricordata per rispetto.
Passiamo invece a delle case abbandonate, tenute insieme da lunghe travi di metallo per evitare ulteriori crolli. Dentro ci sono ancora i libri, i letti, i giocattoli, i piatti delle persone che ci vivevano. Poco più avanti case di fortuna, prefabbricati costruiti in tempi strettissimi per non lasciare famiglie per strada e che ci vivono ancora oggi. 41 000 sfollati, 388 feriti e 303 morti.
Si sta tornando verso casa. Loreto è bellissima ma guidarci mi riporta subito la memoria a qualche giorno prima ad Amalfi. Iniziamo a sentire quella sensazione che si ha quando stai per finire qualcosa di molto bello e che è reso bello anche dal fatto che sta per finire.

Ma dietro finisce dooopo.
C’è spazio per le ultime battute sulle condizioni pietose della camera di albergo che abbiamo prenotato, con la doccia che puoi farla al massimo cinque minuti perché se no lo scarico non tira abbastanza e si allaga tutto il bagno, le lenzuola bucate ed il parcheggio inesistente.
Però l’avventura.
Il partire senza prenotare cercando l’offerta più vantaggiosa su mille siti diversi ad orari diversi.
Perdersi immediatamente.
Mangiare in piccoli ristoranti, bere ogni amaro che ci offrono.
Seguire uno stradario di quasi vent’anni prima, perdersi ancora, rischiare gli specchietti della macchina.
Chiedersi se quella è una puntura di zanzara o di una cimice dei letti.
Vedere posti che non vedresti in nessun altro modo.
Le nuvole.
Il sole che da fastidio.
La pioggia improvvisa.
Chiedere quanto sia piccante un piatto per poi mangiarlo lo stesso.
Bere quel bicchiere di amaro in più.

Un’altra cosa molto bella? Le biciclette che avevamo noleggiato per le ultime due notti a Riccione perché qualcuno ha ben pensato di rubarcele.

P.S. Devo avere qualcosa di strano addosso perché questa è la seconda volta che noleggio una bicicletta e me la rubano.













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